Il sacerdote siriano sequestrato dallo Stato islamico che afferma “Il male non vincerà mai”

P. Mourad assicura che Santa Teresa d’Avila lo ha sostenuto e aiutato durante la prigionia.

Nel 2015 si è celebrato il cinquecentenario della nascita di Santa Teresa d’Avila; padre Jacques mourad proprio in tale ricorrenza è stato costretto a 84 giorni di sequestro a Raqqa, capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. Durante tale periodo, il sacerdote ha trovato consolazione nelle parole della santa spagnola.

P.  Jacques Mourad, Sacerdote siro-cattolico:  “Una notte durante il mio sequestro stavo dormendo. Mi sentivo arrabbiato, disperato. Mi sono svegliato cantando “nulla ti turba, nulla ti spaventa”, in arabo. Così, spontaneamente. Non so spiegare come. Non ho capito nulla al momento, però ho sperimentato una consolazione e una pace interiori che mi hanno fatto dimenticare della prigione in cui mi trovavo”.

Per ogni giorno di prigionia ha pensato che sarebbe stato l’ultimo. Le condizioni di detenzione sofferte da padre Mourad assieme a 250 cristiani della sua parrocchia a Qaryatayn, Siria, sono state disumane. Nonostante ciò egli assicura che, nonostante la paura, ha chiaramente avvertito la presenza di Dio al suo fianco.

P.  Jacques Mourad, Sacerdote siro-cattolico: “Questo è stato un miracolo: proprio nel momento più duro e oscuro e rumoroso, come dice Santa Teresa, Dio si fa presente. Ricordo che dal primo momento in cui sono entrati gli jihadisti nel monastero per sequestrarmi, mettermi in macchina e portarmi nel deserto, ho avvertito molto distintamente la presenza della Vergine Maria accanto a me”.

Nonostante tutto, padre Mourad vede segni di speranza all’orizzonte. Il suo monastero a Mar Elian era un luogo di accoglienza che gli jihadisti hanno distrutto con l’intento di eliminare qualunque segno di una presenza cristiana. Tuttavia, la cosa più preziosa è sopravvissuta alle bombe.

P.  Jacques Mourad, Sacerdote siro-cattolico:  “Scoprii da una fotografia che le reliquie custodfite nel monastero erano intatte. Fu un’enorme sorpresa. Sapere che le reliquie non erano scomparse mi ha dato molto coraggio e speranza che avrei potuto, un giorno, tornare alla mia parrocchia che ha perso tutto, le cui case sono state distrutte, per ricostruire il nostro popolo, il monastero e tornare a essere una fonte di protezione, aiuto, coraggio, testimonianza di fede e collaborazione tra i musulmani e cristiani nella regione”.

Padre Mourad ancora non ha potuto fare ritorno in Siria. Vive nel Kurdistan iracheno e spera di tornare per ricostruire quello che l’odio si è precedentemente portato via.

P.  Jacques Mourad, Sacerdote siro-cattolico:  “Il male non vincerà mai. Il male un giorno avrà fine. La guerra finirà. Viviamo sempre con questa speranza”.

Per padre Mourad l’ostacolo è l’azione. Egli richiama l’Occidente e i suoi cristiani a non voltare lo sguardo dinnanzi alla sofferenza inferta ai siriani, a non chiudere le porte davanti a coloro che scappano dalle bombe. Chiede onestà ai governi, chiede loro di essere più umani e compassionevoli per terminare davvero una guerra che da sei anni sta devastando la culla del cristianesimo.