Cardinale del Laos imprigionato per la sua fede: per me la sentenza è stata come un altro noviziato

Il regime comunista del Paese lo ha imprigionato dal 1984 al 1987 per “ri-educarlo”.

 

Il cardinale Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun riveste la carica di primo cardinale in Laos, un paese dove i cristiani non godono di una libertà completa nel praticare la propria fede. In Laos la comunità cattolica rappresenta meno dell’1 percento della popolazione, circa 7 milioni di persone.

La vita del cardinale Ling è la manifestazione della storia del Laos stesso. Il Paese è stato sconvolto da una guerra civile tra il 1963 e il 1975 che ha portato al potere un regime comunista. Dopo essere stato ordinato prete in un campo di rifugiati, fu imprigionato dal regime per tre anni tra il 1984 e il 1987 con l’accusa di aver parlato di Gesù Cristo. Oggi, dopo più di 30 anni, racconta la propria storia con serenità.

CARD. LOUIS-MARIE LING
Vicario Apostolico di Paksé, Laos:
“La prigionia è stata un bene per me, è stato come un altro noviziato, un percorso di formazione. Ho accettato la situazione. Quando compi questo passo ti riappacifichi con le circostanze”.

Sebbene vi siano stati leggeri miglioramenti nella libertà religiosa del Laos, vi è ancora un grande controllo esercitato dalle autorità sulle attività missionarie e sulle opere della chiesa. Nonostante ciò i numeri della comunità cattolica continuano, silenziosamente, a crescere.

“Si tratta di continuare ad andare avanti piano piano, sorretti dalla Fede. È una prova per sé stessi, per guardare al domani”.

Il cardinale può contare su un numero molto ristretto di collaboratori se rapportato ai quasi 11mila cattolici della sua diocesi: si tratta di 7 preti e 25 religiosi. La situazione è stata spiegata al Papa durante la visita ad limina dei vescovi di Laos e Cambogia lo sorso gennaio. Papa Francesco ha in seguito affermato di essere stato molto colpito dalla storia del vescovo che non si è mai sentito abbandonato da Dio durante gli anni di prigionia.