“Quello che abbiamo visto è molto forte, ma le famiglie conservano ancora la fede”, racconta un sacerdote di Mosul

La parrocchia di padre Al-Sabbagh a Mosul è rimasta in piedi nonostante i duri combattimenti.

Un miracolo nel mezzo della distruzione di Mosul: la chiesa di San Tommaso del VII secolo è rimasta in piedi, portando comunque i segni delle battaglie più violente per la presa della città da parte dell’esercito iracheno.

Con la liberazione di Mosul, la grande domanda è se i cristiani potranno tornare nei luoghi che hanno lasciato improvvisamente la notte del 9 giugno 2014.

P. DANIEL AL-SABBAGH
Parroco della chiesa siro-cattolica di San Tommaso a Mosul (Iraq)
“In questo momento né i cristiani ortodossi né quelli caldei possono fare ritorno a Mosul. (flash) In primo luogo perché il rientro non è sicuro, in secondo luogo perché le nostre famiglie hanno perso la fiducia nei musulmani, l’altra componente sociale della città. Da ultimo perché non sono ancora garantiti i servizi essenziali come l’acqua o l’elettricità”.

Il padre Al-Sabbagh è dovuto fuggire a Erbil nel Kurdistan iracheno, insieme a migliaia di cristiani. Al momento essi non intendono fare ritorno alle proprie case perché hanno bisogno di maggiori garanzie sulla sicurezza – anche se hanno visto che, da parte di alcuni vicini musulmani, ci sono stati gesti di buona volontà.

P. DANIEL AL-SABBAGH
Parroco della chiesa siro-cattolica di San Tommaso a Mosul (Iraq)
“Abbiamo visto alcuni gruppi di giovani musulmani che sono entrati nelle chiese per ripulirle. Anche l’esercito iracheno ha realizzato una croce e l’ha innalzata sopra uno dei monasteri; ha messo dentro la città un annuncio con cui dava il benvenuto ai fratelli cristiani. Questo però non è sufficiente per giustificare quello che le nostre comunità hanno passato”.

Molti vicini musulmani hanno condotto i miliziani dell’ISIS fino alle case dei cristiani. E’ per questo che, nonostante possano farvi ritorno, essi sentono che potrebbero volerci degli anni per recuperare la fiducia reciproca.

P. DANIEL AL-SABBAGH
Parroco della chiesa siro-cattolica di San Tommaso a Mosul (Iraq)
“I cristiani si chiedono come poter convivere in pace con chi li rifiuta e condividere con loro la stessa terra. Quello che abbiamo visto è molto forte, ma grazie a Dio le nostre famiglie l’hanno capito e hanno lasciato tutto per salvare la propria fede. La Chiesa è stata in grado di portare avanti la sua missione in questi tre anni con amore e allegria”.

Da Erbil questo parroco chiede ai cristiani in Occidente di non dimenticarsi di quelli di Mosul, dove da quasi tre anni non esiste più alcuna presenza cristiana – per la prima volta dopo secoli. Infine insiste su questo punto: gli aiuti economici sono certamente importanti, ma l’aspetto più decisivo per loro è sentire la vicinanza di altri cristiani del mondo.