“Perdonare chi ci perseguita ci rende più forti”, testimonia un vescovo cattolico egiziano

Recentemente sono stati vittima di attacchi atroci, che hanno sconvolto i fratelli cristiani del Medio Oriente e tutto il mondo, compreso il Santo Padre. Gli attentati della Domenica delle Palme e il massacro compiuto contro un bus di pellegrini che si stavano recando a un monastero nel nord dell’Egitto hanno rappresentato un duro colpo per i cristiani copti, i quali però non hanno ceduto alla tentazione della vendetta.

ANBA ANGAELOS
Vescovo della Chiesa Copta Ortodossa del Regno Unito
“E’ in atto una grande campagna di attacchi contro i cristiani copti in Egitto, iniziati con l’attentato contro la chiesa di San Pietro e proseguiti con quelli contro parrocchie e pellegrini in visita a monasteri. Si sono verificati anche attacchi individuali. In generale vediamo un aumento di queste violenze: naturalmente i cristiani si sentono più vulnerabili, ma questo non impedisce loro di vivere la propria vita. Le chiese sono ancora piene di fedeli che professano la fede coraggiosamente, pur sapendo di essere essi stessi un obiettivo”.

Il Vescovo copto ortodosso Anba Angaelos viaggia in tutto il mondo denunciando la persecuzione contro la minoranza cristiana. Ha partecipato recentemente a una conferenza internazionale che si è svolta a Roma sul tema della libertà religiosa e in questa occasione ha affermato che gli ultimi atti di violenza registrati in Egitto sono come la punta dell’iceberg di una situazione che si è alimentata nel corso di decenni.

ANBA ANGAELOS
Vescovo della Chiesa Copta Ortodossa del Regno Unito
“Il problema è che dietro a questi avvenimenti c’è una cultura che da decenni ha alienato e marginalizzato i cristiani, “vittimizzandoli”. Ci vorrà del tempo per cambiare tutto questo. Possiamo però iniziare da piccoli gesti. L’alternativa è veder crescere questa tendenza e vedere altri morire”.

In Egitto i cristiani rappresentano il 15% della popolazione. Si tratta della comunità cristiana più numerosa in un Paese del Medio Oriente. Per questo gli estremisti sanno bene che attaccare i cristiani d’Egitto significa provocare un grande impatto nei cristiani di tutta la regione. In ogni modo questa stessa circostanza rende la testimonianza del loro perdono ancora più importante.

ANBA ANGAELOS
Vescovo della Chiesa Copta Ortodossa del Regno Unito
“Il Califfato ci ha definiti come la sua “preda” preferita, considerandoci di fatto animali. Siamo una chiesa, un popolo che non compie rappresaglie, che non imbraccia armi, nonostante siamo stati attaccati in centinaia di chiese e luoghi simultaneamente. Non ci sono per noi rappresaglie ma perdono: credo che questo perdono sia molto più potente dei loro atti. Il nemico desidera provocare una reazione in noi. Se non c’è questa reazione, diminuisce l’impatto del suo stesso attacco”.

Perdono e speranza sono i pilastri sui quali si fonda la resistenza di queste comunità cristiane che, nonostante la difficoltà di essere costantemente minacciate, sanno bene come questa sia l’unica forma per garantire loro un futuro nella terra di Gesù Cristo.