Il nunzio in Iraq: l’Iraq ha un posto speciale nel cuore del Papa

“Le parole del Papa fanno sì che i cristiani iracheni non si sentano abbandonati” assicura il diplomatico.

Questa è la statua della Madre Celeste della parrocchia di Batnaya. Le hanno tagliato le mani, l’hanno decapitata e colpita con diversi proiettili. É un simbolo del genocidio che hanno subito i cristiani iracheni per mano per l’autoproclamato Stato Islamico. Testimonia anche il fatto che i terroristi sono riusciti a compiere devastazioni contro statue ma non sono stati in grado di sradicare la fede.

MONS. ALBERTO ORTEGA MARTÍN, Nunzio Apostolico in Giordania e in Iraq
“Essere testimone della presenza di questi cristiani che hanno perso tutto a motivo della fede è un grande regalo per me, realmente edificante.
Vedere questi cristiani che perdonano –si parla di riconciliazione-, è un qualcosa di meraviglioso.

Anche il Patriarca lo ha notato: è edificante vedere come essi hanno portato cibo a chi ormai non aveva più una casa”.

Il Nunzio e il Patriarca caldeo hanno partecipato ad un incontro durante il quale è stato presentato un piano per la ricostruzione della piana di Ninive, dove da tre anni i jihadisti perpetrano violenze contro cristiani e yazidi.

Questi crimini sono stati denunciati sin da subito dal Papa, che ha sollecitato un intervento per proteggere le vittime innocenti.

MONS. ALBERTO ORTEGA MARTÍN, Nunzio Apostolico in Giordania e in Iraq
“Il Papa segue tutto con molta attenzione. É vicino all’Iraq, vicino ai cristiani e alla popolazione irachena. É vero che il Paese ha un posto speciale nel cuore del Pontefice.
“Le sue parole, i suoi gesti per il popolo iracheno, si rivelano molto positivi, non lo fanno sentire solo”.

Senza dubbio è prematuro parlare di una possibile visita di Francesco, dato che ancora non ci sono le condizioni necessarie. Gli iracheni sanno della preoccupazione che il Papa nutre nei loro confronti, così mantengono viva questa speranza: poter vivere in pace nel loro Paese.

PATRIARCA LUIS RAFAEL SAKO, Patriarca della Chiesa Caldea
“Lo ripeto sempre: prima di ricostruire le case, le pietre, bisogna ricostruire l’uomo. Credo che nelle persone sia viva la speranza di tornare a trattarsi con fiducia. Le persone non sono malvage e non tutti i musulmani sono l’ISIS. Bisogna capirlo”.

Le cose non sono mai state facili per i cristiani iracheni, soprattutto nell’ultimo anno.
Negli anni ’90 in Iraq abitavano più di un milione e mezzo di cristiani. Oggi non arrivano a 300.000. Le guerre continue e la radicalizzazione di molti musulmani li hanno portati a cercare un futuro di pace lontano dai loro confini. Senza dubbio, nonostante gli attacchi, questi cristiani mai hanno impugnato le armi o cercato vendetta. Sono coscienti che la loro presenza in Medio Oriente è un’autentica missione destinata a portare un seme di concordia dove sembra esserci soltanto odio.