Mons. Rahho, esempio di fede per i cristiani iracheni

La Chiesa irachena è impegnata perché sia “riconosciuto il martirio” dell’arcivescovo di Mosul mons. Paul Faraj Rahho e, assieme a lui, le “molte vittime cristiane” che “hanno sacrificato la loro vita per difendere la loro fede”. Lo dice l’arcivescovo di Kirkuk mons. Yousif Thoma Mirkis, a 10 anni esatti dal sequestro del prelato, concluso qualche giorno più tardi, con la morte.

“Dobbiamo impegnarci perché questo e altri sacrifici di vite umane siano riconosciuti dalla Chiesa. Stiamo lavorando – prosegue l’arcivescovo di Kirkuk – per preparare un dossier da presentare alla Congregazione per le cause dei santi. Per noi cristiani iracheni è importante che la sua morte venga ricordata, perché è testimonianza del radicamento dei cristiani a questa terra. Nonostante Daesh, nonostante le minacce di conversione o morte, noi vogliamo essere un esempio di fede e appartenenza” all’Iraq.

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