Mons. Pizzaballa: per i cristiani di Terra Santa ricevere i pellegrini è come ricevere un abbraccio

La situazione politica potrà danneggiare la presenza cristiana in Terra Santa, ma non potrà mai eliminarla.

È stata una decisione dolorosa ma necessaria. Le porte della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme sono rimaste chiuse per tre giorni, in segno di protesta contro due controverse decisioni delle autorità israeliane. Da una parte il Comune della città santa pretendeva di riscuotere le tasse dagli immobili di proprietà della Chiesa, dall’altra il governo Netanyahu ha cercato di espropriare le terre vendute dalla Chiesa.

MONS. PIERBATTISTA PIZZABALLA
Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino
“Si è dovuto arrivare a una decisione del genere proprio perché non si trovavano altri canali chiari di dialogo per sciogliere e trovare un canale di comunicazione. Adesso[un canale]è stato aperto con il governo, direttamente con il primo ministro, e speriamo di risolvere finalmente e di dare anche alla Chiesa a Gerusalemme una piena cittadinanza, dove siano chiari i diritti e doveri e non vivere in questa situazione di limbo dove siamo sempre sospesi”.

L’accordo tra il Vaticano e lo Stato di Israele è in via di negoziazione dal 1994. Sembra che ci si stia avvicinando sempre più alla risoluzione della controversa questione del regime fiscale delle proprietà della Chiesa e della gestione di alcuni luoghi.

La politica interna ed esterna della regione tiene molti con il fiato sospeso. Qualsiasi movimento può essere considerato potenzialmente incendiario, come l’intenzione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele.

MONS. PIERBATTISTA PIZZABALLA
Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino
“È una guerra politica. Si tratta di definire la sovranità di Gerusalemme e i suoi confini. È una delle questioni più brucianti, è una delle questioni più difficili certamente e che ora è riesplosa con tutta la sua attualità con la dichiarazione di Trump”.

Ma indipendentemente dalla situazione politica, esistono i luoghi e le persone che abitano in Terra Santa. Da alcuni anni le migrazioni dall’India, dalle Filippine, dall’Eritrea o dal Sud Sudan hanno cambiato il volto del cristianesimo locale. Per questo il Patriarcato Latino di Gerusalemme a maggio creerà una parrocchia per soddisfare i loro bisogni specifici.

MONS. PIERBATTISTA PIZZABALLA
Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino
“Quello che comunque è chiaro è che in ogni caso la presenza cristiana cambia, si trasforma, ma rimane sempre una presenza vitale in Terra Santa. La situazione politica la potrà ferire ma non la potrà cancellare”.

Perché questa presenza si mantenga costante, Monsignor Pizzaballa incoraggia i cristiani di tutto il mondo a recarsi in pellegrinaggio nella Terra di Gesù. Questo è cruciale per i cristiani locali.

MONS. PIERBATTISTA PIZZABALLA
Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino
“Il pellegrinaggio porta lavoro a tantissimi cristiani, tantissime famiglie che possono dunque vivere con dignità del proprio lavoro grazie alla presenza di milioni di pellegrini. Ricevere milioni di pellegrini ci fa fare esperienza della universalità della Chiesa, dell’abbraccio della Chiesa universale che si ritrova a Gerusalemme”.

Nel 1948 i cristiani in Terra Santa rappresentavano il 20% della popolazione. Oggi raggiungono a malapena l’1%, circa 55.000 persone che mantengono viva la fiamma della fede nel luogo in cui nacque.