Noi, cristiani egiziani, missionari in patria

“È importante la nostra presenza in Medioriente, siamo un fattore di equilibrio da opporre al radicalismo. Lo testimonia il fatto che ho molti amici musulmani e viviamo in armonia”. Sono le parole di Neematallah Issa, 55enne egiziano del Cairo, che insieme alla moglie Issa, è fra i responsabili locali del cammino neocatecumenale.

Il valore della presenza cristiana emerge a partire dalle scuole, un fattore essenziale di crescita per tutto il Paese. “Non sono solo un luogo di studio – spiega Neematallah – ma uno spazio in cui essere educati al vivere in comune, alla convivenza”.

Di fronte all’esodo massiccio dei cristiani, la testimonianza data dalla famiglia di Issa e di molte altre rimaste nella propria terra ha saputo dare frutti, racconta Neematallah, perché “molti giovani hanno cominciato a guardare a questi esempi. Dobbiamo restare in Egitto – aggiunge – anche se si ha la possibilità, come me, di partire. Avevo la certezza di giocare un ruolo per questa nazione e per la mia comunità e voglio continuare a farlo”.

Neematallah Issa non nasconde i problemi che caratterizzano la società egiziana, che “ha perso un po’ di quella tolleranza che la contraddistingueva”. Tuttavia, egli afferma di essere ottimista per il futuro e che vi sono segni positivi nella direzione di un vivere in comune, in pace. “Perché ciò avvenga – conclude – serve una educazione adeguata e una istruzione equilibrata per tutti, che sia libera da idee radicali. E ai cristiani il compito di lottare per superare questa condizione di precarietà nella propria terra”.

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