Egitto, si continua a pregare

Dopo la strage di pellegrini in Egitto, le Chiese rimangono aperte. Si continua a pregare. Lo rivelano alcune fonti del Patriarcato copto ortodosso.

Lo scorso venerdì, sette pellegrini copti sono stati uccisi da un commando di terroristi jihadisti mentre tornavano da una visita al monastero di Anba Samuel, nel governatorato di Minya. Dopo questo orribile attentato, alcune sigle militanti del mondo copto cristiano avevano lanciato sui social media una campagna per chiedere di sospendere le celebrazioni liturgiche di novembre. Fonti del Patriarcato copto ortodosso hanno sottolineato che secondo la fede cristiana, i martiri uccisi in odium fidei e accolti in Paradiso dal Signore vanno celebrati con affetto e gratitudine. Per questo la Chiesa continuerà a pregare e a celebrare nella liturgia i misteri della fede, facendo anche memoria dei nuovi martiri, proprio per rimanere fedele alla propria missione. La tradizionale sequenza di celebrazioni liturgiche e momenti di preghiera nelle singole chiese copte in Egitto non verrà dunque sospesa o modificata per alcun motivo.

I copti uccisi dall’agguato terrorista di venerdì 2 novembre erano pellegrini di Sohag che tornavano da un pellegrinaggio al monastero di Anba Samuel il Confessore, a circa 220 chilometri a sud-est del Cairo. La strage è stata rivendicata da un gruppo jihadista affiliato al Daesh.

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