I 19 martiri algerini, un segno per tutti

Personalità diverse, unite da una comune vocazione alla santità. Ognuno di loro è stato un testimone autentico dell’amore di Cristo, del dialogo, dell’apertura agli altri, dell’amicizia e dell’appartenenza alla Chiesa. Sono i 19 martiri di Algeria che furono uccisi a metà degli anni ’90 e che il prossimo 8 dicembre saranno beatificati a Oran nella basilica di Notre-Dame di Santa Cruz.
Sono tanti i tratti comuni di queste 19 persone: la solida fede in Cristo e nel suo Vangelo, l’amore per la propria terra, l’attenzione e la delicatezza evangelica verso il popolo algerino, il rispetto della fede dell’altro e il desiderio di capire l’Islam.

Mons. Pierre Claverie, Vescovo di Orano, ucciso insieme al giovane autista e amico musulmano, poche settimane prima di morire in un’omelia diceva: “Dopo l’inizio del dramma algerino, mi hanno spesso domandato: “Che fate voi lì? Perché restate? Scuotete dunque la polvere dai vostri sandali! Rientrate!”. Ma dove rientrare? Qual è casa nostra? Noi siamo lì a causa del Messia crocifisso. Per nessun’altra ragione e per nessun altro. Non abbiamo alcun interesse da salvaguardare, alcuna influenza da mantenere. Non siamo spinti da chissà quale perversione masochista. Non abbiamo alcun potere, ma siamo lì come al capezzale di un amico, di un fratello malato, in silenzio, tenendogli la mano e tamponandogli la fronte. È per Gesù, perché è lui che lì soffre, in questa violenza che non risparmia alcuno, crocifisso di nuovo nella carne di migliaia di innocenti. Donare la propria vita. Questo non è riservato ai martiri o per lo meno noi siamo chiamati a divenire dei “martiri-testimoni” del dono gratuito dell’amore, del dono gratuito della vita. Questo dono viene a noi dalla grazia di Dio donata in Gesù Cristo. E come tradurre questo dono, questa grazia?”.

La Chiesa di Algeria è cosciente di avere una missione profetica, quella di creare un clima di dialogo tra la fede cristiana e l’Islam, nella certezza che siamo tutti figli di Dio, opera delle sue mani, e che i figli di Dio sono chiamati a riconoscersi.

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