Ex ministro iracheno: io, cristiana, in difesa dei musulmani

Gli anni di oscurità e brutalità del sedicente Stato Islamico hanno lasciato ferite profonde che richiederanno molto tempo per essere sanate, specialmente tra le comunità di yazidi e cristiani. Pascale Warda, cristiana ed ex ministro iracheno, ha passato mesi ad ascoltare e raccogliere le testimonianze delle torture subite soprattutto dalle donne.

PASCALE WARDA
Hammurabi Human Rights Organization
“Anche molte donne cristiane hanno vissuto queste atrocità. Sono state torturate. Tutto ciò che abbiamo sentito, che è stato fatto agli yazidi, è stato fatto anche ai cristiani, solo che i cristiani erano meno degli yazidi”.

Centinaia di queste donne sono ancora disperse. Alcune sono state salvate nelle ultime fortezze che rimanevano all’ISIS. Militarmente, i terroristi sono praticamente sconfitti, ma c’è tanto timore che si possano riorganizzare, se la mentalità jihadista non verrà sconfitta.

PASCALE WARDA
“Questa mentalità esiste ancora. E i musulmani che non vedono i loro vicini come fratelli, cittadini, come compagni nella stessa terra e con gli stessi diritti, potrebbero riorganizzarsi in qualsiasi momento. Le persone di buona volontà non devono accettare questo. Mosul non è mai stata senza cristiani. Molti confessano di rattristarsi non vedendo più cristiani lì. Intere comunità sono fuggite e altre si sono convertite mentre ISIS era lì”.

Nel 2017 la città è stata liberata dagli estremisti, ma il ritorno dei cristiani è e sarà lento perché gran parte della città di Mosul è stata rasa al suolo.

Pascale è a favore di un impegno politico in cui i diritti di tutti gli iracheni siano rispettati e riconosciuti per poter ricostruire il paese anche nella debacle morale.

PASCALE WARDA
“Dobbiamo rispettare questa convivenza, questa fraternità perché ci sentiamo fratelli. Quando arrivò Daesh, io, cristiana di Baghdad, ho accolto in casa mia musulmani sciiti e sunniti,  per proteggerli e non lasciare che li uccidessero”.

L’ex ministro iracheno ha visitato Roma per partecipare all’incontro sul futuro delle minoranze religiose in Medio Oriente organizzato dalla Fundación Promoción Social.