Pakistan, come difendere le vittime di persecuzioni religiose

Tabassum è un’avvocatessa pakistana che difende casi come questo: una ragazza cristiana spinta fuori dalla finestra perché non voleva convertirsi e sposare un musulmano.

TABASSUM YOUSAF
Avvocato e difensore delle vittime di persecuzioni religiose
“L’unico caso di cui si è parlato riguardante il Pakistan è quello di Asia Bibi, ma ce ne sono molti altri come questo che, però, non si conoscono”.

Durante gli studi, Tabassum ha sofferto e subito personalmente la discriminazione religiosa che le minoranze in Pakistan sperimentano quotidianamente. Era l’unica cristiana della sua scuola e rischiò di pagarla cara per questo.

TABASSUM YOUSAF
“Un ragazzo musulmano mi disse che si era innamorato di me. Voleva sposarmi, ma prima dovevo convertirmi. Gli ho detto che non volevo, che ero cattolica, perché avrei dovuto convertirmi? Mi ha complicato talmente tanto la vita, che ho dovuto cambiare scuola”.

Una volta mi disse ‘Tu non sai chi sono io, io sono un rajah’. È una specie di casta in Pakistan. Mi ha detto che sarebbe venuto all’università con i suoi amici e mi avrebbe rapita”.

Per i cristiani del Pakistan, la scarcerazione definitiva di Asia Bibi rappresenta una pietra miliare nella storia del paese per sradicare il fondamentalismo religioso. Tuttavia, vi sono ancora importanti misure da attuare affinché la legge anti-blasfemia non torni a condannare degli innocenti.

TABASSUM YOUSAF
“Chiunque accusi qualcuno ingiustamente deve essere imprigionato. Sarebbe un grande passo, ma deve essere messo in pratica. È necessario, ma ancora non si fa”.

Da quando è stata approvata nel 1986, si stima che 224 cristiani abbiano subito le conseguenze della legge anti-blasfemia, spesso utilizzata come strumento di vendetta personale o come strumento per discriminare le minoranze. 25 cristiani sono ancora in carcere dopo essere stati dichiarati colpevoli e altri 23 non sono mai stati processati, perché uccisi subito dopo essere stati accusati.