Rimaniamo vicini ai martiri del nostro tempo: siamo un unico corpo.

«È doloroso ricordare che, in questo momento, ci sono molti cristiani che patiscono persecuzioni in varie zone del mondo, e dobbiamo sperare e pregare che quanto prima la loro tribolazione sia fermata. Sono tanti: i martiri di oggi sono più dei martiri dei primi secoli. Esprimiamo a questi fratelli e sorelle la nostra vicinanza: siamo un unico corpo, e questi cristiani sono le membra sanguinanti del corpo di Cristo che è la Chiesa». Con l’udienza di mercoledì 29 aprile, Papa Francesco ha chiuso il percorso sulle Beatitudini evangeliche mettendo a tema «la gioia escatologica dei perseguitati per la giustizia».

Il Papa ha sottolineato che la vita dei figli di Dio porta con sé una bellezza dove c’è «qualcosa di scomodo che chiama ad una presa di posizione: o lasciarsi mettere in discussione e aprirsi al bene o rifiutare quella luce e indurire il cuore, anche fino all’opposizione e all’accanimento». Il Papa ha parlato poi dei martiri del secolo scorso e dei martiri del nostro tempo. «Di cosa si rallegra chi è rifiutato dal mondo per causa di Cristo? Si rallegra di aver trovato qualcosa che vale più del mondo intero».

La persecuzione è «anche il luogo della liberazione dalla sudditanza al successo […] e ai compromessi del mondo» . «Nelle persecuzioni c’è sempre la presenza di Gesù che ci accompagna» ha concluso Papa Francesco «la presenza di Gesù che ci consola e la forza dello Spirito che ci aiuta ad andare avanti. Non scoraggiamoci quando una vita coerente col Vangelo attira le persecuzioni della gente: c’è lo Spirito che ci sostiene, in questa strada».

TESTO DELL’UDIENZA