Covid-19: è necessaria una risposta congiunta di Israele e Palestina al virus

“Covid 19 ha causato la chiusura totale, l’isolamento geografico e l’isolamento economico della regione di Betlemme. Le famiglie non hanno abbastanza soldi per il cibo, per non parlare delle cure mediche. C’è anche una grande carenza di mascherine e un problema di disponibilità di sangue. Siamo al limite”. Questo è l’allarme lanciato da Michelle Bowe, Ambasciatore dell’Ordine di Malta in Palestina, riportato da Agenzia Fides.

Ma come sta rispondendo la Palestina a un possibile aumento del numero di casi di COVID-19 e come può prepararsi il sistema sanitario a definire una risposta efficace nonostante le difficili condizioni di vita? Per affrontare queste urgenti questioni il governo e l’Ordine di Malta, insieme al think tank londinese Forward Thinking, ha lanciato il progetto “Doctor to Doctor”, che consente il collegamento su una piattaforma virtuale di esperti sanitari per condividere le conoscenze e promuovere una migliore comprensione di buone pratiche, protocolli e strategie da adottare per contenere l’infezione da Coronavirus tra la popolazione. 

“Covid 19 – conclude la nota del’Ordine di Malta – rappresenta un nemico comune per chi vive in Israele e in Palestina. Non rispetta i confini, non vede i checkpoint, né l’appartenenza ad una fazione o a un partito politico. Pertanto, è necessaria una risposta bilaterale in materia di salute pubblica per frenare il contagio. La crisi rappresenta un’opportunità per tutte le parti del conflitto israelo-palestinese di riesaminare le loro relazioni per facilitare una risposta medica efficace e congiunta al virus”

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