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Centrafrica tra violenze, pandemie e ingerenze staniere

«La situazione in Centrafrica rimane molto delicata e instabile.» A ricordarlo all’Agenzia Fides è il carmelitano padre Aurelio Gazzera.

I fattori determinanti sono l’emergenza Covid-19, le ingerenze straniere nel Paese per sfruttarne le risorse economiche – specialmente cinesi e russe – e l’instabilità politica data dalla ripresa delle violenze da parte di alcuni gruppi armati. 

Dal 2013 infatti, quando un colpo di stato da parte delle milizie Seleka portò alla caduta dell’allora presidente in carica, la nazione è in preda ad una forte instabilità. In questa instabilità, spesso la religione viene usata come mezzo per interessi politici ed economici che con essa non hanno nulla a che fare. La visita del Papa nel 2015, la sua scelta di dare inizio al Giubileo della Misericordia proprio da questo Paese, aveva rappresentato una tregua a queste lotte armate. 

Ora invece si registra un nuovo inizio delle violenze ad opera di ribelli legati ai pastori di etnia Peul che si contrappongono agli agricoltori locali.«La zona di Bozoum – sostiene padre Aurelio – è abitata da contadini che con gran fatica coltivano i terreni intorno ai villaggi. Periodicamente mandrie di bestie al pascolo invadono i loro terreni distruggendo in tutto o in parte il raccolto. Quando i contadini cercando di far valere le loro ragioni intervengono i miliziani. In una spirale di violenza che sembra non finire».

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Photo: Getty Images