Mali: le religioni unite per mediare tra violenze e conflitti

Agenzia Fides riporta un’intervista al Monsignor Zerbo, cardinale di Bamako, capitale del Mali, dove emerge la realtà drammatica del Paese e, più in generale, del Sahel.

Il Mali, in particolare, oltre a diversi scenari di conflitto e alla minaccia jihadista, deve far fronte a una crisi politica importante causa di forte inabilità.

Di fronte a questo, afferma Mons. Zerbo, la Chiesa cattolica non può rimanere ferma: «abbiamo costituito un gruppo di leader religiosi, musulmani, cattolici e protestanti, al fine di fare pressioni sul governo e creare le condizioni per il dialogo. Ci incontriamo regolarmente e cerchiamo di parlare direttamente con i protagonisti, facciamo un lavoro costante per evitare di andare alla rottura. Io credo che i religiosi abbiano due compiti principali. Da una parte, come dice Ezechiele, comportarsi da sentinelle, non spie, sentinelle: quando c’è una minaccia dobbiamo avvertire e cercare di risolvere il problema prima che esploda[…] Poi dobbiamo essere intercessori e quando c’è ostilità tra due gruppi, famiglie o persone, mediare nella verità.»

Il cardinale ricorda inoltre l’importanza della preghiera perché Dio converta i cuori. Ma è da tutto il Sahel che sale un grido di allarme. L’UNHCR denuncia le decine di migliaia di profughi costretti a fuggire a causa di scontri armati.

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